Who made my clothes? Contro l’impatto ambientale del Fast Fashion

L’industria tessile occupa il secondo gradino del podio come industria più inquinante al mondo. Ciò è dovuto soprattutto al fast fashion, la quale utilizza procedimenti e metodologie di lavorazione decisamente non sostenibili. Risulta ben chiara, quindi, la necessità di una battaglia per il sostenibile.

Secondo uno studio del Global Fashion Agenda (ex Danish Fashion Institute), un quarto di tutte le sostanze chimiche prodotte nel mondo sono utilizzate nel settore tessile. Esse mettono a rischio la salute del pianeta e dei lavoratori.
Non solo, secondo un ulteriore studio realizzato dall’Unione Europea, ben il 7-8% delle patologie dermatologiche sarebbe dovuto a ciò che indossiamo.

Le battaglie per il sostenibile

Fashion Revolution si batte  contro lo sfruttamento sociale nel settore tessile, grazie soprattutto alla loro campagna “Who made my clothes?”

Il movimento Slow Fashion lotta per infondere nei produttori una maggior sensibilizzazione del vero costo dei loro capi, e contemporaneamente si rivolge al consumatore, spingendolo a domandarsi, prima di un acquisto, qualcosa in più su ciò che sta acquistando: “Dove è stato fatto questo capo?”, “Durerà nel tempo?” o “Con che materiale è stato realizzato?”

Li Edelkoort, una delle opinioniste di moda più influenti del pianeta, ha scritto il manifesto anti-fashion, nel quale cerca di sensibilizzare i consumatori sui temi della sostenibilità e sull’impatto dell’industria tessile.

È importante cambiare. Per questo noi di Fibrae ci siamo adeguati ai più elevati standard etici di sostenibilità. Per offrirvi una linea di abbigliamento che fosse etica, sostenibile e che rispettasse la comunità e il pianeta su cui viviamo.

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Guida alle taglie
Taglie TORACE (cm) VITA (cm) BACINO (cm) COLLO (cm)
40 80 64 90 35
42 84 68 94 36
44 88 72 98 37
46 92 76 102 38
S 78 62 88 34,5
M 86 70 96 36,5
L 94 78 104 38,5